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Intervista – DIFENSORE NEL CAMPO, ATTACCANTE NELLA VITA: EDOARDO BETTINI

Immagine tratta dal profilo facebook di Edoardo Bettini

Immagine tratta dal profilo facebook di Edoardo Bettini

Continua il viaggio di AG90 nei campionati giovanili, alla ricerca dei campioni del futuro.
In questa intervista, conosciamo meglio un elemento molto interessante della formazioni degli Allievi Nazionali dell’Atalanta.
Edoardo Bettini, difensore classe ’98, è uno degli elementi più interessanti delle giovanili atalantina.
Purtroppo tenuto lontano dai campi da un infortunio, sta lavorando per tornare in campo più forte di prima e continuare la sua crescita.
“Difensore nel campo, ma attaccante nella vita” nella quale Edoardo affronta le difficoltà che gli si presentano a testa alta senza lasciarsi buttar giù da niente e nessuno.
Ma lasciamogli la parola; chi meglio di lui può raccontarci chi è Edoardo Bettini.

Edoardo Bettini, cosa significa per te vestire la maglia di una squadra come l’Atalanta che fa del vivaio il suo punto forte?
Innanzitutto buongiorno a tutti.  Io milito nell’Atalanta da quando ho 5 anni e mezzo e sin dal primo momento vestire quella maglia è stato un onore , ma soprattutto una grande responsabilità perche ci sono milioni di ragazzi a casa come me che vorrebbero indossarla e quindi va assolutamente onorata, rispettata e bisogna, come si suol dire, “sputare sangue” per quei colori. 

Quando hai iniziato a calciare il pallone?
Io ho iniziato a giocare a calcio all’età di 4 anni nel Prealpi Saronno Calcio, la scuola calcio del paese in cui io sono nato e in cui vivo tutt’ora.
Tutto ebbe inizio perche mia sorella faceva danza in questo centro in cui, a fianco della palestra di danza, c’erano dei campetti dove si allenavano dei bambini che facevano parte di questa scuola calcio.
Io ogni qualvolta accompagnavo mia sorella, mi fermavo fuori, mi mettevo alla rete e guardavo questi bambini che giocavano e si divertivano tra di loro; fino ad arrivare a un giorno in cui l’allenatore, vedendomi sempre li alla rete, mi propose di entrare e provare a divertirmi con loro.
Neanche da dire, emozione unica dal primo momento.

Qual è stata la tua prima squadra? Che ricordi hai?
La mia prima squadra di calcio è stata il Prealpi Saronno Calcio che era una scuola calcio affiliata con l’inter.
Ancora oggi di questa scuola calcio ho dei ricordi favolosi perché personalmente credo che non si debbano dimenticare le radici, anche perché come dice un detto: “un grande albero senza le radici non puo stare in piedi”.

Ci racconti come sei stato “scoperto” dall’Atalanta?
Era il mese di dicembre del 2004, io giocavo con i piu grandi e l’allenatore mi propose di partecipare al torneo di Natale a Solaro.
Inizialmente non ero molto entusiasta di questa proposta perche era il mio primo torneo ed ero piuttosto emozionato perche fino a quel momento avevo solo disputato partite di campionato.
Proprio a quel torneo mio papà fu avvicinato da due osservatori dell’Atalanta che, vedendomi giocare, gli dissero che avrebbero avuto piacere che io andassi a sostenere un provino.
In quell’occasione fortunatamente fui capace di dare il meglio di me stesso e da lì ebbe inizio la meravigliosa avventura nella società orobica.

Per un ragazzo di 14/15 potrebbe essere complicato combinare gli impegni di un “comune ragazzo” (scuola ed amici per esempio) e quelli di un calciatore. Hai mai pensato di lasciare questa strada?
Ma guarda come hai detto bene te, non è assolutamente facile combinare gli impegni di un “comune ragazzo” a quelli di un calciatore.
Il motivo sono i tanti sacrifici che tante volte portano un ragazzo a scegliere le strade piu facili, quella del divertimento, quella della ragazza, quella della discoteca, quella degli amici, ma proprio per questo credo profondamente che nell’ambiente dello sport in generale, in particolare in un mondo difficile come quello del calcio, molto spesso non arrivi il più forte o il piu abile, ma quello che non ha mai mollato perché secondo me ci vuole anche il talento di saper dire “mi sacrifico tanto perche voglio arrivare”

Qual è il ruolo in cui preferisci giocare?
Io sin da piccolo il ruolo che ho sempre preferito è quello di difensore centrale. Negli anni ho provato a fare anche il mediano davanti alla linea difensiva e anche il ruolo di terzino destro quando due anni fa sono “salito” con i giovanissimi nazionali (quando io militavo nei giovanissimi regionali).
Il mio ruolo preferito in realtà è quello di libero, io infatti prediligo molto la difesa a 3 perche prevede 2 stopper e il libero come ultimo uomo. In una difesa a quattro solitamente gioco come centrale di destra.

Quali sono i pregi ed i difetti (se secondo te ci sono) del “Bettini calciatore”?
A mio parere è difficile scindere la personalità di un individuo fuori e dentro al campo.
Se provo pero a fermarmi un momento e penso al “Bettini calciatore” credo che i miei punti di forza siano la grande determinazione, la tenacia, l’intelligenza tattica e il grande carisma da leader; nello stesso tempo credo che un calciatore diventi forte quando riesce a capire i propri limiti che nel mio caso sono un’eccessiva sensibilità e una certa difficoltà ad accettare le sconfitte.

Chi è invece, il “Bettini uomo”?
Come ho gia detto, è complicato scindere la personalità di una persona dentro al campo con quella che caratterizza la stessa fuori dal campo, pertanto credo di aver gli stessi pregi e difetti di quello che si definisce “Bettini calciatore”.

Qual è il tuo modello, Il giocatore a cui ti ispiri?
Il giocatore a cui mi ispiro in Italia è Javier Zanetti, un giocatore magari qualitativamente inferiore a tanti altri, ma un giocatore con una determinazione pazzesca, una gran voglia di fare sempre bene e di non abbassare mai la guardia.
All’estero invece, il mio prototipo di giocatore è Thiago Silva, un giocatore come si dice tante volte “bello da vedere”, determinato, duro, leader e che oltretutto ricopre il ruolo che piu mi si addice.

Come sta andando la stagione attuale?
Sfortunatamente dopo appena 5 giorni dall’inizio della preparazione ho subito un infortunio, ossia uno strappo al gemello del polpaccio destro a cui poi è subentrata una trombosi gemellare, che tutt’ora mi tiene lontano dai campi di gioco.

Quali sono gli obbiettivi di squadra che vi siete prefissati come squadra?
Il girone in cui siamo inseriti è oggettivamente un girone molto difficile, vista la presenza di squadre di alto calibro come Inter, Milan, Varese, Chievo e tante altre.
Sicuramente l’obbiettivo primario è quello di arrivare tra le prime quattro per poi partecipare alle fasi finali, anche se in realtà il sogno nel cassetto di questo gruppo è quello di vincere lo scudetto Allievi Nazionali.

Ed i tuoi obbiettivi personali?
Ora l’obbiettivo primario è quello di rientrare nel gruppo per poi essere totalmente a disposizione dei compagni e del mister, potendo cosi dare il mio contributo agli obiettivi della squadra.
Sicuramente il cammino nella nazionale in under 16 è un altro obiettivo che mi sono prefissato a inizio stagione e che spero possa proseguire più a lungo possibile.

Una volta terminato il tuo cammino nelle giovanili, preferiresti rimanere a Bergamo e all’inizio giocare poco, ma crescere in mezzo a tanti giocatori esperti, o andare in Serie B a giocare?
Personalmente preferirei essere dato in prestito a una squadra di Serie B, dove potrei trovare spazio e aver la possibilità di crescere come uomo e come calciatore.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto, come del resto per tutti i ragazzi che giocano a calcio, è quello di esordire in Serie A, perchè sarebbe il coronamento di tantissimi anni di duri sacrifici e di importanti decisioni.
Anche se, a esser sincero, il mio sogno più grande sarebbe quello di essere allenato da una grande persona che io riconosco come l’allenatore piu forte del mondo, lo Special One, Jose Mourinho.

Ti senti pronto per il passaggio in Primavera?
Io in realtà sono sotto categoria e quindi avrei ancora un anno a disposizione prima del grande passaggio in primavera che sarebbe gia quello un grande obbietivo per qualsiasi ragazzo che ha trascorso tutte le giovanili.
Ovviamente ora, come ho gia detto, spero di rientrare e poter dimostrare di poter fare questo grande passo ancor prima del dovuto momento.

E se arrivasse la convocazione in prima squadra?
Penso sia la convocazione della vita, quella per cui ogni ragazzo non dorme la notte, sarebbe la convocazione che coronerebbe anni e anni di grandi sacrifici.

Stai seguendo la Serie A? Lo scudetto chi lo vince?
Ovviamente si; quest’anno è un bel campionato, tante squadre si sono rinforzate.
La squadra che mi ha colpito molto è stato il Verona, squadra con individui molto interessanti, ma con grande umiltà, caratteristica che la sta tenendo nelle zone alte della classifica.
In Italia credo però che la Juventus sia la squadra ancora piu completa e papabile per la vittoria dello scudetto.

L’Atalanta come la vedi? Dove può arrivare?
L’Atalanta è una squadra che a livello qualitativo può essere ritenuta inferiore a tante squadre di Serie A, ma è una squadra che ha un grande carattere che l’ha sempre contraddistinta e proprio per questo è sempre riuscita a ottenere il grande obiettivo di tutti gli anni, la salvezza e la permanenza della massima serie.

Giochiamo un po’. C’è una sezione del blog che si chiama “Dream Teams”, dove sono raccolte le formazioni ideali dei vari intervistati da Autogol al Novantesimo. Qual è il tuo dream team?
Puoi scegliere giocatori contemporanei e degli anni scorsi, senza vincoli temporali.
4-3-3: Julio Cesar; Maicon, Thiago Silva, Cannavaro, Javier Zanetti; Iniesta, Zidane, Ronaldinho; Messi, Ronaldo, Cristiano Ronaldo

Dove ti vedi tra 5 anni?
Sinceramente non lo so, vivo il presente e cerco di dare il massimo di me stesso ora, poi quello che sarà, si vedrà! 

Grazie Edoardo, ed in bocca al lupo per tutto; ti aspettiamo in campo.
Grazie a voi, e crepi il lupo.

Autogol al Novantesimo

di Rocco Lucio Bergantino

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Author: Redazione Autogol al Novantesimo

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