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#GdV – #MondoMotori: L’ENDURANCE CHAMPIONSHIP PROTOTIPI NEL 2015 DI DAVIDE AMADUZZI

Davide Amaduzzi, il pilota bolognese classe 1972, dopo i test di Magione in cui è tornato al volante di una NASCAR, ci ha concesso un’intervista esclusiva  in cui si è raccontato con grande disponibilità ed in cui ha rivelato parte dei programmi motoristici per il 2015.

Immagine tratta da http://www.davideamaduzzi.net

Immagine tratta da http://www.davideamaduzzi.net

 

Ciao Davide, quando è nata la tua passione per le auto e come hai iniziato a correre?
E’ nata sicuramente da mio padre. Lui aveva un’officina, una carrozzeria per l’esattezza, ed è sempre stato appassionato di auto e di corse. Io sono nato e cresciuto tra le auto. Quindi naturale che fosse così anche per me, nonostante mio padre non mi abbia mai spinto né incitato a farlo; anzi, a volte il contrario. Però nel DNA ormai avevo scritto che sarebbe stato così. L’inizio, intorno ai 10 anni, e’ stato col kart. Mio padre ne aveva uno con cui si divertiva. Appena sono riuscito ad arrivare ai pedali, un giorno , sul circuito Happy Valley di Cervia, me lo fece provare. Fui allucinato ed estasiato dalla velocità. Una droga vera. Da quel giorno quello divenne la mia vita.

 

Potresti raccontarci il tuo primo giorno in un circuito?
Beh , la primissima volta in pista fu appunto col kart , come dicevo poco fa. Ero al mare in vacanza e fu un gioco, un divertimento, una cosa esaltante! Con le auto invece a 18 anni a Vallelunga per il corso Federale CSAI con una formula Alfa boxer ed una Formula 3. Quel giorno ricordo che mi dissi che ce l avrei fatta. Che era troppo bello per poter perdere certe sensazioni.

 

E la tua prima gara?
La prima gara fu nel Challenge Formula 3 a Magione poco dopo il corso Federale. Feci il terzo tempo in qualifica , che di per se era un risultato strepitoso al debutto. In partenza feci spegnere il motore come un fesso. Ripartii ultimissimo ed arrivai 6°. Ero davvero arrabbiato con me stesso, ma mi divertii alla follia.

 

Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato nei primi anni di corse e quali le maggiori soddisfazioni?
Le difficoltà sicuramente quelle economiche. Vengo da una famiglia normale che mi ha dato tutto nella vita ma in misura di vita normale, non certo di lusso ed eccesso. Ne vado estremamente fiero della mia famiglia e di quello che ho fatto nonostante non abbia mai avuto alle spalle budget o conoscenze; forse la soddisfazione maggiore, senza andare a scavare su i vari risultati ottenuti, è proprio questo. Essere diventato un professionista in un ambiente che di solito e’ chiuso per i non abbienti. Io ce l’ho fatta. La vittoria più importante di tutte le vittorie ottenute.

 

Chi è stato l’avversario più duro con cui hai lottato ed il compagno di squadra più forte?
Avversari in 33 anni di gare ne ho avuti un numero immenso. Non li ricordo nemmeno tutti, né è bello dire “questo era forte e quello meno”. Per citare alcuni nomi noti potrei dire, Trulli, Fisichella, Verstappen, Bernoldi, Bruni, Pizzonia, Hunter Rey, Rigon, ma sicuramente ne sto dimenticando tanti di altrettanto forti. Compagni di team invece , per lo stesso motivo ma unito al fatto che con loro avevo un rapporto personale più stretto, preferisco non fare nomi.

 

Hai degli amici-rivali con cui siete cresciuti insieme nel mondo delle corse?
No, o meglio, tanti dei nomi già fatti e molti ancora. Ma nelle corse si è soli, si è un singolo. Quindi è sempre difficile crescere in amicizia e coltivare amicizia e rivalità allo stesso tempo. Nella mia vita, fin da ragazzino, le corse erano una cosa e gli amici un’altra. E solitamente gli amici erano al di fuori delle corse oppure in un altro settore motoristico.

 

Qual è stata la vettura, tra quelle che hai guidato, che più ti ha impressionato e perché?
Nella mia carriera ne ho davvero guidate tante. Molte a modo loro erano speciali ed impressionanti. In maniera differente, ricordo la AGS e Larousse di Formula 1 fine anni 90 e la Benetton. Paurose ma, soprattutto l’ultima, quasi facili da guidare, tutte elettroniche, ma feci solo dei test. Nelle corse, nel Mondiale GT la Corvette C5 GT1, ma nel più recente passato, la Nascar in America nella K&N; un mostro da oltre 700 cv senza alcun ausilio elettronico. Roba da piloti veri.

 

Circuito preferito; ti va di raccontarlo curva dopo curva hai lettori de “La Galleria del Vento”
Ne ho alcuni. Spa, Imola, come guida anche Portimao. Ma un circuito in cui mi sono davvero divertito ultimamente è Sonoma Infineon, in California, con la Nascar. Una pista pazzesca con saliscendi esagerati che con una vettura pesante e potente come la Nascar fa veramente effetto. Esiste anche un camera car sulla mia pagina Facebook e sul mio canale YouTube, se vi interessa andate a vederlo ed adesso lo facciamo insieme un giro. La vettura è Una Ford Fusion Nascar K&N. 760 cv e cambio manuale a 4 marce soltanto.

Via! Si esce dal tornantino finale in 2° marcia. Mi lancio a full gas mettendo fino alla 4° . Si passa sul rettilineo e si sfiora il muro di cemento di destra. Subito si toglie il gas e si sfiora il freno e si vira di colpo a sinistra per curva 1, con una decompressione pazzesca data dalla enorme salita. Difficilissimo tenere la linea stretta , frenare e scalare in 2 marcia con la decompressione! Curva 2 a destra è lenta e poi giù in discesa come fossimo sulle montagne russe e di nuovo gran frenata per una nuova decompressione nella “S” sinistra destra . Di nuovo giù in discesa e grande staccata per curva 5. Attenzione in uscita di questa destra a 90 gradi perchè il gas è giù tutto ma a sinistra c’è un muro di cemento molto molto duro! Butto 3 e 4 marcia. Poi nuova staccatona per una chicane stretta che da il via alla parte più bella della pista, una sequenza di “S” a velocità crescente ed a grip calante! Giù da un curvone pieno a sinistra e piccola frenatina per curvone in appoggio a destra! E full gas fino alla staccata più forte per il tornantino finale. E siamo nuovamente sul traguardo!

 

 

Che consigli daresti ad un ragazzo che si affaccia per le prime volte al mondo delle corse e che sogna, un giorno, di diventare pilota?
Difficile, molto difficile dare consigli che non siano banali e scontati. Perché è vero che non mollare mai e dare il 100% di se stessi è una regola che funziona sempre nello sport e nella vita, ma a volte le barriere dei grossi budget richiesti per cominciare, crea difficoltà insormontabili. Io consiglio di non farsi illusioni ma di prendere ogni occasione ed utilizzarla per fare esperienza e crescere di livello, sempre, dal kart ed oltre; non si è mai arrivati, non si è mai perfetti. C’è sempre margine di miglioramento. Ed io dico che sempre che seguo le regole delle tre D: Dedizione , Determinazione e Disciplina. Portano sempre risultati.

 

Hai effettuato diversi test in questo inizio anno. In quale competizioni ti vedremo protagonista nel 2015?
In vari campionati. Per ora ti dico solo quello che è stato ufficializzato, cioè l’Endurance Championship Prototipi. Ma a breve ci saranno ulteriori novità che ora non posso svelare.

 

3 Aggettivi per descrivere il “Davide Amaduzzi” pilota e 3 per il “Davide Amaduzzi” di tutti i giorni.
Determinato, concentrato, aggressivo il pilota. Umanamente tolto il casco sono molto diverso. Spesso mi capita di sentire dire alle persone che mi vedono per la prima volta o in una veste o nell’altra, che non mi riconoscono. Personalmente non so giudicarmi bene. Direi però puro, onesto “pulito”.

 

Progetti “motoristici” per il futuro a lungo termine e sogni nel cassetto, riferendoci ad una corsa o campionato che vorresti disputare, se non lo hai già fatto, e/o vincere?
Di progetti ne ho tanti. Di sicuro il più importante sarebbe tornare nella Nascar Usa in pianta stabile, ma anche 24 ore di Le Mans e Daytona. Ed ovviamente da fare in maniera competitiva. Ma molti altri ancora. Finché la voglia di vincere sarà così forte in me non ci sarà fine ai progetti concreti. I sogni ci sono, ma devono avere un fondo di collegamento con la realtà. Devono essere comunque teoricamente realizzabili. Altrimenti non ha senso cercare di raggiungerli. È vero che poi da un progetto realizzato all’altro, se uno si guarda indietro a volte capita che ci si trova dentro una cosa che tempo addietro pareva un sogno irrealizzabile. Ma solo con piccoli passi si possono fare enormi avanzamenti e miglioramenti. Non dal giorno alla notte. Quelli non sono sogni, sono utopie.

 

Grazie Davide per la disponibilità,

Grazie a voi della possibilità di esprimermi liberamente [sorride, ndr]

 

di Domenico Bergantino

 

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Author: Redazione Autogol al Novantesimo

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