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#Interviste – MATTIA CASSANI ED IL RISVEGLIO DAL SOGNO ARRIVATO TROPPO PRESTO

Da bambino chiunque di noi ha spesso sognato di essere, da grande, come i suoi idoli, di cui usualmente ciascuno tende a tappezzare la propria cameretta con poster e foto delle gesta più grandiose di questi ultimi, che siano un calciatore o un pilota, un astronauta o un ciclista. Il peccato è che diventando grandi, nella maggior parte dei casi, la vita porta tutti o quasi a svegliarsi dal proprio sogno. Come canta Gianni Morandi solo “Uno su mille ce la fa!”. Probabilmente il bello del sogno, l’ambire così ardentemente a quella cosa, deriva anche dalla sua unicità e di conseguenza se fosse facile non sarebbe poi così bello ed ambito. Il problema nasce però quando a svegliarti dal tuo sogno, quello in cui realmente credi, quello per cui credi di essere nato, non è la mancanza di talento ma la potenza del Dio Denaro e la mancanza di quest’ultimo.
Nel mondo dei motori, più che in altri sport, ormai è molto più facile emergere se si hanno a disposizione ingenti quantità economiche piuttosto che un talento cristallino e tutto questo fa rabbia; tutto questo lascia con l’amaro in bocca per due motivi, il primo nei confronti di quel bambino, che anche tu che stai leggendo potresti essere stato, che troppo presto ha dovuto imparare che con i sogni “non si campa” ed il secondo verso la sport stesso che vede la sua svalutazione continua attraverso interpreti non sempre all’altezza.
Oggi vogliamo per questo raccontarvi, attraverso un’intervista, la storia di Mattia Cassani, pilota del CIV classe Stock 600, che pochi giorni fa ha annunciato il ritiro forzato dal campionato per mancanza di fondi nonostante il suo sesto posto in classifica generale.

Video tratto dalla pagina Youtube ufficiale di Mattia Cassani

Ciao Mattia, quando è nata la tua passione per le moto? Potresti raccontarci il tuo primo giorno in moto?
Ciao a tutti. Beh la passione per la moto mi è nata all’età di 18 anni, quando per la prima volta chiesi a mio babbo di farmi provare la sua Yamaha FZ6 in pista. Dovetti manomettere il pagellino di scuola perché mi era stato promesso solo se fossi andato bene a scuola (impossibile). Quindi dopo aver cambiato per bene i voti della pagella con il computer ebbi il consenso da lui e mi ritrovai cosi a Magione senza mai aver usato una moto a marce e senza mai essere andato in pista; alla fine della giornata girai in 1:20 che, con quella moto e per la prima volta era un gran tempo. Così tornai a casa e tutto contento, raccontai la storia a mio babbo e lui non essendo appassionato di gare mi disse di scordarmi assolutamente la seconda volta in pista. Io amareggiato, durai tutto l’inverno a insistere per comprarmi la mia prima 600; frustrato dalla rottura di …. cedette e mi comprò cosi la mia prima Yamaha R6.

 

Come e quando hai iniziato a correre? Ricordi la tua prima gara?
Come dicevo prima dopo aver comprato l’R6 decisi di partecipare al campionato 600 Termorace dove da solo e senza team terminai 6° assoluto. La prima gara fu un esplosione di emozioni, ricordo ancora quando si accese il semaforo rosso, mi sembrò come di entrare in uno stato catatonico, la mia mente era come azzerata, c’era solo l’asfalto, la manopola destra e quel rumore assordante che si sente quanto tutte le altre 40 moto accelerano; un’emozione unica! da lì nacque la mia “malattia” per le moto.

 

Hai ben figurato in tutte le competizioni a cui hai partecipato. Potresti raccontarci un po’ le tappe a cui sei più affezionato nella tua carriera nel mondo delle corse?
Posso raccontarvi la gara a cui sono più affezionato e forse quella dove mi sono divertito di più. Monza 2012 terza tappa del CIV 600 stock. Per un problema tecnico in qualifica partii dall’ultima posizione; avevo davanti a me 38 piloti ma fortunatamente io e la mia squadra scegliemmo la giusta tattica di gomme; la pista era umida cosi decidemmo per anteriore rain e posteriore asciutto. Mi ritrovai in una vera e propria rimonta, passando addirittura 4 piloti alla volta in staccata alla prima S dopo il curvone. All’ultimo giro mi ritrovai 3° e mi feci fregare il gradino del podio in volata per soli 9 millesimi. Ricordo ancora le lacrime di gioia dentro al casco per essermi divertito come non mai.

 

Qual è la tua vittoria più bella?
Misano 3 ottobre 2010, quando vinsi il campionato italiano Dunlop 600; gioia indescrivibile! Mi ritrovai al secondo anno di competizioni con un mix di sensazioni bellissime che non avevo mai provato prima, lì ormai sapevo che la moto era la mia vita.

 

Com’è nato il sopranome “Il panettiere volante”?
Me lo diede lo speaker Boris Casadio (che saluto e stimo molto) al primo anno di CIV

 

Circuito preferito; ti va di raccontarlo curva dopo curva?
Ovviamente sono di parte, la mia splendida Imola. Parto dalla Tosa perché la serie di S che ci sono prima non mi entusiasmano molto. Affronti la Tosa di 2a marcia e si parte su verso la Piratella, arrivi in 5a a 200km/h in un scollinamento che ti fa mancare il fiato, si scalano 2 marce e dentro di 3a alla Piratella. Si prende la tangente e a gas spalancato si corre giù alle Acque Minerali di 5a, si scala una marcia e dentro alla prima ai 180km/h, manata secca di gas tra le 2 curve e giù 2 marce. Si rialza la moto e spingendo sulle pedane si cerca di non far impennare la moto che come un cavallo pazzo che vuole andare dove gli pare (goduria)! Si affronta la variante in seconda e si va giù verso la curva più tosta di tutte, la Rivazza! Arrivando di sesta a 250km/h ti tocca frenare dolcemente con la moto ancora piegata, preghi tutti i santi e dentro alla prima della Rivazza, manata di gas e si affronta la seconda curva; li si esce in spinning perché l’asfalto è vecchio e si va verso la S finale che fa schifo [ride].

 

Pochi giorni fa, dal tuo profilo facebook hai dichiarato:

“Pensavo che questo momento arrivasse più tardi ma purtroppo è capitato prima del previsto…mi tocca abbandonare le competizioni a livello italiano…diciamo che è una scelta quasi forzata…finito il budget e zero sponsor…ci tengo a ringraziare chi fino ad oggi mi è stato accanto e mi ha aiutato e supportato in tutto e per tutto,grazie di cuore….ma tranquilli non appendo il casco al chiodo…sarò uno di quei “piloti da CIV” che andranno a rompere le palle nei trofei…ma questo è quello che io e mio babbo ci possiamo permettere nonostante tutte le notti ce la sudiamo a più non posso per portare avanti quella malattia chiamata moto…grazie a tutti…gas a martello sempre!”

Puoi spiegarci un po’ meglio cosa sta succedendo e come ti senti?
Purtroppo mi tocca abbandonare il CIV per l’alto costo di partecipazione, mi è venuto a mancare uno sponsor quindi non posso completare l’anno corrente. Quest’inverno valuterò bene cosa fare nel mio futuro

 

Immagine tratta dal profilo ufficiale facebook di Mattia Cassani

Immagine tratta dal profilo ufficiale facebook di Mattia Cassani

Quali sogni hai per il tuo futuro?
Sicuramente quello di continuare a correre in moto, ma bisogna fare i conti anche con la realtà e avendo un’attività di famiglia da portare avanti non è facile scegliere. Lo scopriremo solo vivendo.

 

Chi è Mattia Cassani fuori dalla pista? Potresti raccontarti per i lettori de “La Galleria del Vento”?
Oltre che essere un pilota, che non è il mio lavoro, faccio il fornaio nell’attività di famiglia costruita da mio nonno, quindi durante le corse non è neanche troppo semplice riuscire a dormire poiché solitamente sono sveglio a lavorare tutta la notte. Ma a parte questo è un lavoro al quale sono molto legato. Inoltre sono molto appassionato di bici da corsa ed in particolare ho scoperto una nuova passione per lo scatto fisso. Probabile mi cimenti in qualche gara l’anno prossimo [sorride].

 

Come ti vedi tra 10 anni?
Mi piace vivere il presente quindi di programmi non ne ho mai fatti, ma di una cosa sono sicuro, la manopola destra non smetterò di ruotarla!

 

Grazie per la disponibilità Mattia ed in bocca al lupo per il tuo futuro!
Ciao a tutti e gas a bomba sempre!

Dal profilo ufficiale facebook di Mattia Cassani: "Penso di dover rivalutare in pieno il concetto delle 2 ruote, che fino ad oggi per me, era un varcare costantemente la soglia dei 200km/h....per la prima volta mi sono reso conto di quanto sia bello viaggiare ed esplorare posti nuovi con il vento che ti accarezza la faccia...tu sei li con il fruscio della visiera e nel frattempo non vorresti levare gli occhi dal panaroma che ti trovi di fronte, il tutto accompagnato dalla musica del motore che come una canzone che ti piace, non smetteresti mai di ascoltarla....poi arriva il momento che decidi di fermarti perchè quella visuale ti toglie il respiro....ecco in quel momento tutto tace, non ci sono pensieri, ne paranoie, ma soltanto tu lei e il suono del vento..."

Dal profilo ufficiale facebook di Mattia Cassani:
“Penso di dover rivalutare in pieno il concetto delle 2 ruote, che fino ad oggi per me, era un varcare costantemente la soglia dei 200km/h. Per la prima volta mi sono reso conto di quanto sia bello viaggiare ed esplorare posti nuovi con il vento che ti accarezza la faccia, tu sei li con il fruscio del vento sulla visiera e nel frattempo non vorresti levare gli occhi dal panaroma che ti trovi di fronte, il tutto accompagnato dalla musica del motore che come una canzone che ti piace, non smetteresti mai di ascoltare. Poi arriva il momento che decidi di fermarti perchè quella visuale ti toglie il respiro; ecco in quel momento tutto tace, non ci sono pensieri, ne paranoie, ma soltanto tu lei e il suono del vento…”


di Domenico Bergantino

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Author: Redazione Autogol al Novantesimo

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